| Brevi manu Mauro era il miglior amico di Sandro. Avevano studiato insieme sin dagli anni del liceo. Dopo la laurea in giurisprudenza, il tirocinio e gli esami per l’avvocatura, avevano aperto uno studio legale associato e lavoravano proficuamente. Sandro non aveva mai avuto il tempo di presentare la fidanzata Mirella all’amico, anche se gliene parlava spesso. Anche per Mauro non c’era mai stata l’occasione di presentare la sua Valeria a Sandro. Questo perché i due avevano sempre studiato e non avevano avuto molto tempo da dedicare ai divertimenti. Il che sembrerebbe strano al tempo d’oggi, ma ciò avveniva moltissimi anni fa. Dunque frequentavano le fidanzate ognuno per conto proprio e preferivano stare con loro in momenti di assoluta libertà e intimità. Dopo alcuni anni di fidanzamento e dopo aver iniziato a guadagnare, Sandro decise di sposarsi e organizzò una splendida cerimonia nuziale. Fu un giorno memorabile: Sandro e Mirella coronavano il loro sogno d’amore! Lei era radiosa, vestita di raso color crema, acconciata con i morbidi capelli sulle spalle, ricoperti da un velo di tulle. Per la prima volta si conobbero tutti e quattro e la sposa familiarizzò subito con Valeria proponendo di rivedersi al ritorno dal viaggio di nozze. Infatti, nella loro nuova casa i primi invitati furono proprio Mauro e Valeria e tra le due ragazze s’instaurò subito una simpatia che ben presto si trasformò in vera e propria amicizia. Però accadde che lo sguardo di Mirella indugiasse spesso sul viso di Mauro e lui se ne accorse. D’altronde l’avvocato Mauro era un tipo molto avvenente, moro, con gli occhi azzurri, altissimo e con le spalle larghe, il classico bello che non passava inosservato. La sua fidanzata Valeria era graziosa ma Mirella era più attraente di lei. Sicché l’interesse di Mauro nei confronti di Mirella assunse un diverso significato e anche in questo caso lei se ne accorse. Coloro che invece non si erano accorti di nulla erano le controparti. Sta di fatto che Mauro e Mirella erano due bravi ragazzi, amavano i propri compagni e quindi mostravano tra loro una normale amicizia. Valeria dunque organizzò con Mauro la cerimonia nuziale. Quando Mirella lo seppe e fu invitata, sentì stringersi il cuore, ma rifletté che sarebbe stato il modo per tagliare la testa al toro. Lei non doveva assolutamente pensare a Mauro, sia per rispetto nei riguardi del marito, sia per lealtà nei confronti di Valeria. Anche quest’altro matrimonio fu memorabile. Il lavoro dei due avvocati procedeva a gonfie vele. Le mogli facevano le maestre ed erano molto impegnate. Nei momenti di svago uscivano tutti e quattro e si divertivano scherzando e andando a ballare. Ma quando Mauro e Mirella danzavano insieme, sentivano battere il cuore e questo provocava loro un certo disagio e sconcerto. Era chiaro ormai che Mauro si era preso una cotta per Mirella, ma non fiatava e faceva finta di niente, sicuro che comunque sarebbe stato respinto. Infatti, aveva capito che lei apparteneva a quella categoria di ragazze che restano fedeli. Cioè Mauro non le era indifferente, ma nello stesso tempo voleva bene al marito e si sarebbe fatta ammazzare pur di non fargli un torto. Accadde una volta che Valeria partì per andare a trovare il nonno moribondo. Raccomandò il marito ai due amici che assicurarono di prendersi cura di lui. Una sera Mauro aveva cenato con loro, dopo di che Sandro disse di dover fare un salto da sua madre. Lasciò dunque Mirella e Mauro soli. Non l’avesse mai fatto! Avvenne, infatti, l’inevitabile: Mauro si avvicinò alla ragazza e la prese tra le braccia cercando di baciarla appassionatamente. Mirella fu colta alla sprovvista, ma un’antica educazione e un autentico senso del dovere la fecero irrigidire, difatti si scansò e lo allontanò con decisione. A questo punto lui si tirò indietro e chiese scusa, disse che non avrebbe mai dovuto permettersi, che aveva perso la testa e domandò di nuovo scusa. Poi per togliersi d’imbarazzo, mentre si asciugava la fronte, cominciò a raccontare una sua vecchia esperienza. Lo fece nella speranza di ripristinare il precedente clima d’amicizia e familiarità: - Sai Mirella-, disse -nei primi tempi del nostro fidanzamento, Valeria ed io abbiamo avuto una storia spiacevole. Infatti, un giorno lei rimase sola a casa con un amico di famiglia che si rivelò un mascalzone poiché colse l’occasione per circuirla e cercare di sedurla. Naturalmente Valeria si divincolò e lo respinse proprio come hai fatto tu adesso. Ma dopo averlo mandato via, si sentì sporca e in colpa come se gli avesse ceduto. Invece non aveva fatto altro che respingerlo, quindi non gli aveva concesso nulla, eppure per lei era come se mi avesse tradito. Allora mi scrisse che voleva lasciarmi perché non mi meritava più, perché non mi aveva mai parlato di quest’amico di famiglia che spasimava per lei. Mi scrisse che gli aveva permesso di avvicinarsi e lui aveva cercato di approfittarne. L’amico non era riuscito nel suo intento, ma ugualmente lei si sentiva in colpa e per questo voleva lasciarmi. Per fortuna non spedì subito la lettera. Ci incontrammo ed era triste e pensierosa, le chiesi cosa avesse, ma non volle dirmi niente. Poi, quando ci salutammo, mi porse la lettera pregandomi di leggerla a casa. Quando lessi la confessione, pensai che Valeria esagerasse e che in fondo non avesse nessuna colpa. Il mio cuore era pieno di tenerezza e la consideravo più innocente di prima. Si mostrava sincera e capace di grande fedeltà, onesta al massimo poiché avrebbe potuto tacere l’avvenimento giacché in realtà si era comportata benissimo. La chiamai al telefono e le diedi della sciocca. Le dissi che di tutto quello che aveva scritto, non m’importava niente, che volevo solo lei e ammiravo la sua onestà. Quando Mauro ebbe finito di raccontare, Mirella esclamò: - Dunque anch’io dovrei rivelare a Sandro ciò che hai cercato di fare. Ma vedi, ognuno di noi ragiona con la propria testa. Penso che tu possa essere scusabile, che io sono stata saggia e che mi sono comportata onestamente come fece Valeria a suo tempo. Solo che non vedo la necessità di spifferare la cosa perché non farei altro che inoculare il dubbio nella mente di mio marito. Invece voglio lasciarlo sereno e tranquillo, capace di avere fiducia e di credere ancora in te. Tu però cerca di meritarla quella fiducia altrimenti la prossima volta, non lo dirò a Sandro ma direttamente a tua moglie. Nella vita però esiste davvero quella che è chiamata: “La realtà romanzesca.” Qualche tempo dopo, infatti, Mirella s’imbatté in un’altra lettera brevi manu. Le accadde di uscire per andare a fare la spesa e mentre camminava tranquillamente, fu avvicinata da Gioacchino, suo collega di scuola: -Ciao carissima! Dove vai? Non ci crederai ma stavo venendo da te per lasciarti questa lettera. -Davvero? E perché? Ci vediamo ogni giorno a scuola! – -Sì, ma questo non potevo dirtelo sul luogo di lavoro. E allora ti ho scritto. - Mirella si accorse che l’amico era divenuto paonazzo. Per discrezione, aggiunse: -Va bene, va bene, come vuoi. - Prese la lettera e lui le raccomandò di leggerla in privato. Naturalmente la curiosità era forte e, seduta su una panchina, cominciò a leggere. Aveva sempre considerato il collega un semplice amico e un compagno di lavoro efficiente e preparato, invece scoprì che Gioacchino era segretamente innamorato di lei. In quella lettera le dichiarava il suo amore inconfessato, taciuto per timidezza e per paura di essere deriso. Mai si sarebbe aspettata quella dichiarazione! Lesse: Cara Mirella, ciò che sto scrivendo non sarei mai capace di dirlo a voce. Da quando sei arrivata nella nostra scuola e ti ho conosciuto, ho cominciato ad amarti, dapprima inconsapevolmente, poi pian piano mi sono reso conto di non poter più fare a meno di te. Non te l’ho mai dimostrato e tu non l’hai mai sospettato perché mi sono sempre guardato dal farti capire qualcosa, nel timore che ti allontanassi da me. Tu sei sposata ed io no. Per te sono sempre stato l’amico fraterno e il collega di lavoro, quindi forse ho poche speranze di essere ricambiato. Se è così, straccia questa lettera e domani quando mi rivedrai, sorridimi ed io capirò. Se per caso, non ti sono indifferente come uomo, prendi il telefono e chiamami. Mi renderai la persona più felice della terra. Un caro abbraccio. Gioacchino Mirella rimase con il foglio a mezz’aria e rilesse. Non poteva credere a ciò che vi era scritto. Roba da matti! Ma era scemo Gioacchino? Cosa voleva da lei? Cosa sperava? Mah! Comunque l’indomani rivedendolo, gli avrebbe sorriso e avrebbe fatto finta di niente. Nel frattempo doveva stracciare immediatamente quella lettera. L’amica Valeria si era fatta trasferire nella sua stessa scuola, quindi anche lei conosceva Gioacchino. Naturalmente non tardò ad apprendere quella novità, ne fu sorpresa e si mise a ridere. Tuttavia giustificò il povero collega dicendo che anche lei nel passato, quando era fidanzata, aveva scritto a Mauro una lettera consegnata poi a mano. Raccontò dell’amico di famiglia che aveva cercato di sedurla. Sentendo ciò, Mirella rimase attonita e ascoltò quella storia che conosceva perfettamente. Adesso le era raccontata da Valeria in tono confidenziale e si sentiva fortemente imbarazzata. La sua più cara amica non doveva sospettare che lei sapeva tutto, e meno che mai come l’avesse appreso. Purtroppo invece alla fine, esclamò inavvertitamente: - Sì, sì, lo so. Negli occhi dell’amica comparve prima la sorpresa, poi l’incredulità e disse: -Lo sai? E come lo sai? - -Che cosa? No, no, volevo dire che l’immagino. - -Ma immagini cosa? Come puoi immaginare una cosa del genere!- La paura è una brutta bestia e Mirella si sentì assalita da un senso di panico orribile! Annaspò e cercò di essere il più credibile possibile: -Certo, certo, assentivo e ho detto così per dire. Ho capito che tu hai confessato una colpa che non avevi. Secondo me, non avresti mai dovuto dare a Mauro quella lettera. Ormai la frittata era fatta e lei non era stata del tutto convincente. Tra l’altro Valeria era una persona intelligente, infatti, era rimasta molto perplessa e replicò: - Tu hai detto che lo sapevi. Ma sapevi cosa? Che io diedi una lettera a Mauro? E chi te l’ha detto scusa? Lo sapevamo solo lui ed io. - Il viso di Valeria era divenuto livido. Mirella capì di dover adoperare tutte le sue arti di persuasione e incalzò: -Io non sapevo niente e ho detto che capivo così per dire. Non sapevo assolutamente che avevi scritto a Mauro di volerlo lasciare. Ma che vai pensando Valeria! Però mi pare una cosa sbagliata ciò che hai fatto.- Valeria aveva fiducia nell’amica e, a poco a poco, si tranquillizzò. -Sai, - disse, -per qualche momento ho sospettato che Mauro ti avesse già parlato di questa storia o magari che ne avesse parlato a Sandro. Se così fosse stato, ci sarei rimasta malissimo perché sono gelosa di ciò che mi riguarda e non voglio che se ne parli. Questo lui lo sa. - Il pericolo era scampato ma per Mirella erano stati cinque minuti indimenticabili! Avrebbe preferito sprofondare; si era trovata in una situazione assurda. Si chiedeva, infatti, cosa avrebbe detto Valeria se avesse saputo che il proprio marito si era comportato esattamente come il suo amico di famiglia. Comunque tutto è bene quel che finisce bene. L’amicizia tra i quattro è durata per sempre. Le coppie hanno avuto rispettivamente due figlioli i quali, a loro volta, si sono sposati e li hanno resi nonni. |